Ai nostri giorni siamo invasi
dalle parole, dal rumore, dalle chiacchiere,
al punto che l' inquinamento sonoro può
ormai essere annoverato tra i problemi ecologici.
Nella società cacofonica in cui viviamo,
inoltre, la parola è diventata quasi
uno strumento obbligato per l' affermazione
e la celebrazione di se stessi. Si comprende
dunque perché molti avvertano il
bisogno del silenzio, vorrebbero cioè
imparare a tacere per riscoprire la bellezza
del silenzio e, insieme, la bellezza di
forme di comunicazione non verbali. Tacere
equivale a digiunare verbalmente e il silenzio
è paragonabile al digiuno fisico,
entrambi salutari quando lo esigono il corpo
e la psiche. Il silenzio non consiste
semplicemente nell' assenza di rumore e
di parola, ma è una realtà
plurale. C' è un silenzio
necessario in certi luoghi, e come tale
imposto, c' è un silenzio inscritto
con segni all' interno della scrittura stessa,
c' è silenzio tra le note musicali...
Accanto a questi silenzi funzionali, ve
ne sono altri negativi o addirittura mortiferi:
silenzi che "pesano", che rendono
inquieti e spaventano, silenzi opprimenti,
abissi di silenzio! Di più, esistono
silenzi complici e pieni di viltà,
silenzi che dovrebbero essere spezzati dalla
forza di un profeta, silenzi di ostilità
che paralizzano la comunicazione, silenzi
amari di solitudine sofferta... Vi sono
però anche silenzi positivi, irrinunciabili.
In primo luogo il silenzio rispettoso della
parola dell' altro, ma anche il silenzio
scelto nella consapevolezza che "c'
è un tempo per tacere e un tempo
per parlare". Un silenzio particolare
è quello dell' amicizia e dell' amore,
un silenzio di presenza e di pienezza, in
cui il semplice stare insieme è fonte
di gioia. Vi è infine il silenzio
interiore, nel cuore di ciascuno di noi,
per accogliere la presenza degli altri e
dell' Altro, Dio. Ma perché
fare silenzio, perché imparare il
silenzio in modo progressivo e ragionevole?
Innanzitutto nel silenzio possono emergere
energie che si traducono in un' attività
intellettuale più feconda: nel silenzio
diventiamo più ricettivi, sappiamo
meglio ascoltare, vedere, odorare, toccare,
anche gustare. Lunghe ore di silenzio ci
rendono diversi, ci aiutano a guardare dentro
di noi, a dimorare con noi stessi e, soprattutto,
ad ascoltare ciò che ci abita in
profondità. E così impariamo
poco a poco quali sono le ragioni per cui
parliamo. Scopriamo cioè che le nostre
parole sono sovente strumento di conquista
e di seduzione, mezzi per permettere al
nostro "io" di acquistare potere,
successo, dominio sugli altri: parole aggressive
e interessate, piegate a scopi inconfessati
e inconfessabili, strumenti di manipolazione...
Insomma, grazie al silenzio impariamo
a parlare. Attraverso la pratica consapevole
del silenzio possiamo vigilare affinché
le nostre parole siano sempre fonte di dialogo
e di conoscenza, di consolazione e di pace.
Enzo Bianchi, classe 1943, ha fondato nel
1965 la comunità monastica di Bose
(Biella) di cui è priore. La comunità
conta 80 membri: uomini e donne che condividono
un' esperienza di preghiera, celibato e
lavoro. Bianchi è autore di diversi
saggi.
La Repubblica, 10 dicembre 2011